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Friday, April 20, 2018

La barriera corallina d'Australia che continua a morire











Il bianco e' come l'abbiamo trasformato noi.
Il colorato e' come l'ha inteso madre natura.



The federal government of Australia still very much 
favors the continued development of the fossil-fuel industry. 
And that, to me, is a complete policy failure 
for the Great Barrier Reef.

Terry Hughes, direttore del 
Centro di eccellenza per gli studi sulla 
barriera corallina, Australia



La costa occidentale d'Australia.

Un tempo si veniva qui a vedere il blu del mare, i colori varopinti della vita marina che scoppiava con coralli, pesci, flora marina. I turisti rimanevano incantati.

Era la grande barriera corallina d'Australia, la piu' grande struttura vivente del mondo, lunga duemila e duecento chilometri.

Nel 2016 la prima, grande ondata di calore degli ultimi tempi. Ce n'erano state prima, ma questa e' stata memorabile perche' le conseguenze le sentiamo ancora adesso.

Il caldo soffoco' i coralli, la fonte primaria di tutta questa vita, e sono arrivati gli episodi di sbiancamento. La morte dei coralli che senza vita perdono anche il colore e diventano color bianco avorio.

Dopo due anni uno studio appena rilasciato su Nature mostra cosa veramente la morte dei coralli ha comportato e quanto estesa e' stata la mortalita' di questi coralli.

Gli studiosi, molti dei quali basati presso la James Cook University d'Australia e guidati dal professor Terry Hughes, direttore dell'ARC Center of Excellence for Coral Reef Studies, hanno fatto ispezioni su ogni singola struttura corallina di quei duemila chilometri e hanno fatto le statistiche su tutte le specie presenti.

Sono state analizzate cosi 3,863 pezzi constituenti della barriera corallina.

Il risultato e' che la grande barriera corallina e' permanente cambiata. E le modifiche non sono state in meglio.

Un terzo della barriera corallina, a nord, ha perso la meta' dei suoi coralli. Era la parte piu' selvaggia della barriera corallina.

Ma tutta la barriera corallina ha sofferto.

Un corallo su tre e' morto.

Secondo il Professor Hughes anzi, l'ecosistema e' collassato o a dirlo in parole piu' gentili, e' cambiato profondamente e diventato qualcosa di completamente diverso da prima.

Il suo aspetto e' diverso, il modo in cui funziona e' diverso, rispetto a soli tre anni fa.

E dopo il 2016 altri eventi di aumento di temperatura durante l'estate del 2017, attaccando la parte centrale della barriera corallina.

I due eventi assieme hanno portato alla morte di un corallo su due.

Nel 2015 2 miliardi di coralli vivevano nel mare d'Australia.

Oggi ce ne sono solo un miliardo.

Dove saremo nel 2020? Nel 2030?

Di chi e' la colpa?

Dei cambiamenti climatici, di noi. L'aumento di temperatura a livello globale ha reso gli oceani piu' caldi e meno ospitali, specie per i fragili coralli.

Dal 1998 ci sono stati tre o quattro eventi di sbiancamento per barriera corallina.

I coralli morti avevano 10, 20, 30 anni ma in alcuni casi avevano anche piu' di 100 anni.  Per cui, seppure non ci dovessero essere nuovi eventi di sbiancamentu, e se gli oceani dovessero tornare "normali" ci vorrebbero anni per tornare a quello che c'era prima.





E cosi Terry Hughes e i suoi collaboratori scrivono nel loro articolo su Nature che e' molto probabile che i coralli continueranno a morire finche' i cambiamenti climatici non si stabilizzeranno, in modo che nelle barriere resteranno solo le specie piu' resistenti ai cambi di temperatura nel mare.

In altre parole, sara' tutto diverso.

E chissa' che colori avranno.

Una diagnosi dolorosa. 

E' tutto iniziato alla fine del 2015 con El Nino, una perturbazione climatica che parte dall'oceano Pacifico e che porta correnti di aria dall'America del Sud fino a verso l'equatore. El Nino emerge ogni sette anni circa e quindi tanti sono stati gli eventi El Nino che si sono abbattuti sulla barriera corallina nel corso dei secoli.

Ma nel 2016, oltre al El Nino c'era anche l'elefante nella stanza, i cambiamenti climatici. Le due cose assieme, El Nino e le temperature cosi elevate hanno portato alla catastrofe corallina. 
 
Alla fine di tutto i coralli sono esseri viventi.  Il modo in cui sostengono la vita e' grazie alle alghe colorate che vivono in simbiosi con i coralli. Le alghe crescono sui coralli, e le alghe forniscono nutrienti ai coralli stessi. 
 
Ma il mare caldo cambia questo delicato ritmo. Il calore porta ad espellere le alghe dai coralli, che cosi perdono il loro colore.  E cioe' i coralli non solo diventano bianchi ma perdono i loro nutrienti. 

E muoiono. 

Ma i processi che portano da eventi di caldo a morte di coralli impiegano tempo ad attuarsi,  ed emergono a volte con ritardi.  La meta' dei coralli e' morta molti mesi dopo l'ondata di caldo.

Perche'? Perche' i coralli hanno espulso le proprie alghe, queste non sono tornate, e i coralli sono lentamente morti di fame.

Altri ancora, sono morti all'istante, proprio per il caldo.

E perche' questo effetto cosi drammatico? Perche' i coralli sono enormemente fragili.

Bastano solo due gradi centigradi di temperatura in piu per due settimane per avere episodi di sbiancamento.  Quattro settimane di quattro gradi centigradi in piu' porta invece all'inizio della morte.
Sei settimane a sei gradi in piu' e' la catastrofe.

E la catastrofe c'e' stata nel 2016. 

Secondo Terry Hughes la barriera corallina e' a rischio estinzione come i gorilla. Lui dice di essere preoccupato perche' il pubblico non riesce a capire la gravita' della faccenda. Si pensa che siccome la barriera corallina sia in acque non inquinate, cosi' grande e cosi piena di vita, e allora che sia resistente a tutto.
 
Ovviamente non e' cosi. 
 
Non c'entra l'inquinamento. E' letteralmente l'acqua calda.

E non e' cosi solo per l'Australia, anzi l'Australia e l'ultima a sperimentare la morte massiccia dei suoi coralli.

Un tempo i fondali di Florida erano coperti di coralli, adesso solo il 3% delle Florida Keys ha coralli.

Se continuiamo cosi, i livelli di temperatura del mare presto supereranno quelli del 2016 anche negli anni non parte di El Nino.

Gli eventi di sbiancamento sono ora cinque volte piu' frequenti che nel 1980.

Come finisce questa storia?

Dipende da ciascuno di noi.

Dipende da quanto vogliamo veramente abbandondare le nostre economie fossili, perche' e' qui il problema di tutto.

Noi.

La colpa dei cambiamenti climatici e' del nostro uso smisurato di petrolio e carbone e gas.
 
Tutto il resto, coralli morti, estinzione di animali, allagamenti, scomparsa di isole e di ecosistemi sono le risposte della natura alle nostre scelte, ogni giorno.

Nessuno puo' da solo cambiare le economie mondiali, fare leggi, o fermare il mare. Ma tutti possiamo fare piccoli passi, sensiblizzarci e sensibilizzare, mettere pressione ai politici, educare i piu' giovani al rispetto della natura.
 
Il problema l'abbiamo creato noi. Sta a noi risolverlo.
 
Speriamo solo che la barriera corallina, in qualche modo, sopravviva. 
 






Thursday, April 19, 2018

ENI: corruzione in Congo, Nigeria e Algeria








Le accuse di corruzione dell'ENI sono arrivate lontano, anche in Congo.

Non c'e' molto da stupirsi visto che ormai ovunque vanno lasciano dietro di se tracce di malefatte, inquinamento, mazzette, e bugie.

Basta solo leggersi i documenti che l'ENI stessa rilascia ai suoi investitiori a Wall Street. Ogni anno una lista fittissima di quelli che loro stessi chiamano "criminal proceedings" in giro per il mondo. E basta vedere cosa hanno fatto in Basilicata, a Porto Marghera, a Gela e ovunque siano andati nella stessa Italia per capire che se trattano cosi il loro paese, come possono trattare meglio l'Africa?

Nel caso del Congo si tratta di indagini per corruzione internazionale. I nostri amici petroliferi fanno affari qui dal 1968.

L'ENI firmo' dei documenti con il Ministero degli Idrocarburi del Congo per esplorazione e sfruttamento petrolifero da eseguirsi fra il 2013 e il 2015.

Secondo le accuse fra tutte queste carte ci sono state anche mazzette per pubblici ufficiali del Congo, per favorire l'ENI. Si parla di mazzette per il 10% dei contratti affidati all'ENI, contratti stimati in 350 milioni di euro. Funzionava cosi, secondo le accuse: l'ENI riceveva contratti, ma il 10% del denaro doveva andare a ditte locali come da accordi con gli ufficiali per promuovere lavoro in loco.

Una di queste ditte locali non era una vera ditta locale, era una copertura per ufficiali governativi, che dunque l'ENI avrebbe accettato di pagare. La ditta finta in questione si chiama Africa Oil and Gas Corporation.

Interessante anche che a un certo punto la Africa Oil and Gas Corporation decide di cedere il 23% dei suoi diritti alla World Natural Resources, ditta britannica, ma pare in realta' controllata da un certo Roberto Casula, dirigente ENI. 

Quindi l'ENI paga le tangenti agli ufficiali nigeriani grazie a questa Africa Oil and Gas Corporation che poi cede parte delle sue quote a un dirigente ENI stesso.

Se tutto fosse vero, e' come se l'ENI pagasse tangenti a se stessa.

Chi e' questo Roberto Casula?

E' il Chief Development Operations and Technology Officer, e non e' proprio sconosciuto a questo blog, visto che e' implicato in altri scandali petroliferi e che con la questione tangenti nella vicina Nigeria e' stato accusato di essersi  portato a casa circa 50 milioni di dollari.
 
Ma quanti soldi gli servono? 

Da internet emerge che Roberto Casula e' cagliaritano, classe 1962, cioe' 55 anni e che ha trascorso tutta la sua carriera in ENI, dall'Agip in Italia, passando per la Francia, fino ad arrivare all'Agip Angola. Fra il 1997 and 2000 e' stato il Development and Production Coordinator per conto dell'ENI in tutti i territori africani, nel mar Caspio e in Iran. Ha poi lavorato in Sicilia, a Tripoli, per l'area del Sud Sahara e in Nigeria.

Insomma ha bucato un po dappertutto.

Interessante che scriva che ha "chiuso importanti affari e ha negoziato con le piu' alte autorita' di paesi come il Kenya, Sud Africa, Libya, Congo, e Mozambico."

Mmh!

Chissa' come li ha chiusi questi affari!

Sicuramente tutto lecito, e sicuramente i 50 milioni di Nigeria sono solo accuse infondate!

Sicuramente tuttapposto anche in Congo.

Ma cosa dice l'ENI dei suoi affari in Congo? 

Dal loro sito dicono che sono coinvolti in attivita' on e offshore, con trivelle in acque profonde nella zona di Pointe-Noire in un area di circa 2,500 chilometri quadrati. Dicono che sono stati bravissimi a trivellare il campo Nené Marine field, nel blocco Marino 12, di cui ENI era l'operatore (cioe' il trivellatore) con un interesse al 65% nella concessione. Gli ci sono voluti meno di 12 mesi per completare il tutto. Gli ultimi accordi sono del 2016, e qui dicono di volere "monetizzare" il gas prodotto nel paese.

Ovviamente sul caso Congo, l'ENI fa la santarella e dice che "chi noi, giammai!". Lo stesso pero' i loro uffici di San Donato Milanese sono stati perquisiti e tutti i documenti collegati al Congo fra il 2009 e il 2014 sono stati sequestrati.
I grattacapi per l'ENI non finiscono qui.

L'ENI e' accusata di mazzette pure in Nigeria.

Intanto l'ex AD Paolo Scaroni e' implicato in altri scandali in Algeria per altre mazzette fra il 2007 e il 2010.

E questo e' solo quello che sappiamo,

Figuriamoci quanto marcio e' quello che non sappiamo ancora. 


Tuesday, April 17, 2018

Sicilia: gli inglesi della Cabot Energy a trivellare Vesta a Pozzallo





"La regione Sicilia, seppure sollecitata [...]
non ha fatto pervenire il proprio parere di competenza"

Dal decreto trivellante appena
approvato per la regione Sicilia

13 Aprile 2018

Il presidente della regione Sicilia
si chiama Nello Musumeci.
Il suo partito si chiama
 "Diventera' Bellissima"

Certo, la Sicilia diventera'
bellissima con bella vista trivelle!




Il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini continua la loro opera di distruttori e trivellatori d'Italia.

E infatti sono ancora qui che firmano decreti trivellanti a piu' non posso. Hanno paura forse che finito il loro mandato restino concessioni libere, e quindi via con le firme e con le trivelle! Il documento piu' recente e' stato approvato il giorno 13 Aprile 2018.

E' il turno della Sicilia con Vesta, che fa parte del permesso di ricerca CR 146 NP e per il quale la Northern Petroleum trivellera' un pozzo esplorativo.

In realta' la Northern Petroleum da tempo e' diventata parte di un'altra ditta, che si chiama Cabot Energy e che ha sede a Londra.

Cosa c'e' nelle vicinanze di Vesta?

Dicono che c'e' una lunga liste di aree protette, fra cui i seguenti siti di interesse comunitario (SIC)

ITA080001 Foce del Fiume Irmino
ITA080005 Isola dei Porri
ITA080007 Spiaggia Maganuco
ITA080008 Contrada Religione
ITA080010 Fondali Foce del Fiume Irminno
ITA090001 Isola di Capo Passero
ITA090003 Pantani della Sicilia sud orientale
ITA090004 Pantano Morghella
ITA090010 Isola Correnti, Pantani di Punta Pileri, chiusa dell'Alga e Parrino
ITA090028 Fondali dell'Isola di Capo Passero
ITA070029 Biviere di Lentini, tratto mediano e foce del Fiume Simeto e area antistnate la foce.
ITA090002 Vendicari
ITA090027 Fondali di Vendicari

e la Riserva Naturale Orientata Isola Faunistica di Vendicari.

Pero' siccome sono ad almeno 24 miglia di distanza, e' tutto sotto controllo e si puo' escludere
"qualsiasi impatto".

E la pesca? E le specie marine che li vivono? E la monnezza che dalla piattaforma viaggera' nel mare? E la biodiversita'?  Niente. Tuttapposto.

Non si parla di cosa accadra' a nessuna di queste aree protette in caso di incidente, di effetti cumulati, di correnti marine. Niente. Tuttapposto.

Non si parla di fanghi, di volumi, di agenti chimici che finiranno nel mare, del raggio di diffusione. Niente. Tuttapposto.

Non si parla del punto finale di tutte queste attivita', e cioe' le trivelle permanenti e di cosa queste significheranno per i prossimi 50 anni in zona. Perche' qui non e' che vogliono sondare il sottosuolo e fare il pozzo temporaneo per amore della scienza. Il loro obiettivo e' piazzare trivelle permanenti e farci soldi.

Notare che si tratta di trivelle in acque profonde, a 120 metri sotto il livello del mare, e queste sono sempre le piu' pericolose, per le distanze coinvolte, le correnti, le difficolta' nel controllare apparecchiature di vario genere.

Per ora il progetto e' solo esplorativo, nel senso che arrivera' infrastruttura temporanea per trivellare in temporane capire se e quanto petrolio c'e' sottoterra e la qualita' del petrolio stessa. Cioe' a valutare se ne vale la pena, economicamente parlando. Ci vorranno due giorni per piazzare la piattaforma temporanea, il jack-up, e 41 giorni per trivellare il pozzo temporaneo, esplorativo.

Se il petrolio c'e', poi ci saranno 14 giorni di prove e di test.

Quindi circa due mesi o poco piu' di trivelle.

Come sempre, questo qui e' un'altro passo verso lo scopo finale che e' ovviamente la piattaforma finale che restera' in mare per 30, 40, 50 anni. 

Come sempre, occorre opporsi all'inizio, e non dopo, quando e' troppo tardi e si possono solo guardare e cercare di contenere i danni.

Sono arrivate solo quattro osservazioni, e tutto e' stato considerato nella decisione finale da Galletti e Franceschini, assieme alle "controdeduzioni"da parte del proponente.

E si, le controdeduzioni.

Ho sottolineato questa cosa tante e tante volte.

Non e' democratico ne giusto che il proponente abbia la prima e l'ultima parola. Le decisioni si prendono con il proponente che propone X e la gente (che deve farsi un enorme lavoro per studiare carte e capire e scrivere) che osserva Y.

E poi si decide. Par condicio. 

Non e' accettabile che la Northern Petroleum/Cabot Energy poi abbia diritto di una controrisposta.
E notare che mentre la Northern Petroleum/Cabot Energy ha come scopo quello di tirare via soldi, la gente vuole solo conservare il proprio mare. Semmai dovrebbe essere la collettivita' ad essere avvantaggiata, non i trivellatori!

Evidentemente la democrazia di questi signori che firmano e che dunque avvallano il tutto, Galletti e Franceschini, e' un concetto relativo.

Interessante che la regione Sicilia non ha mandato parere alcuno. Niente.

Il ministero dice che hanno mandato sollecitazione in data 17 Luglio 2017. Quel giorno li il presidente della regione Sicilia era Rosario Crocetta ancora, del PD, che ha avuto un rapporto strano con l'ENI e le trivelle. Da ex sindaco di Gela non puo' non sapere quanto sia distruttiva l'industria del petrolio, e qui, sollecitato dal Ministero, non ha detto niente.

Forse per giochi del PD? Forse per comodo? Forse perche' non gli interessava? Forse perche' era li nel mare, ed occhio non vede cuore non duole nel blu del Mediterraneo?

Fatto sta che Crocetta non dice niente.

Dal dicembre 2017 il nuovo presidente di Sicilia e' Nello Musumeci del partito "Diventera' Bellissima". SIC.

Si dira': lui e' arrivato dopo il sollecito. Certo, ma ha avuto cinque mesi per rispondere, per interessarsi alla questione, per intervenire, per leggere le carte.

Caro Musumeci, come pensa che diventera' bellissima la Sicilia?

Con le trivelle?

Con il silenzo?

E poi, la Sicilia e' gia' bellissima, basta solo amarla e insegnarlo questo amore ai propri residenti. Era cosi difficile in cinque mesi mandare una lettera a Roma e dire: siamo contrari? Era cosi difficile creare un po di informazione? Era cosi difficile dare l'esempio? Insegnare alla gente che e' importante prendere posizioni, esigere che i propri diritti di cittadino vengano rispettati?

E quindi, arriviamo al 13 Aprile. Sono stati dati tutti i nulla osta, tutti i permessi, tuttapposto.

Come sempre le ridicole prescrizioni di Galletti e Franceschini per far vedere che un po ci tengono al mare.

Notare: siccome si vergognano delle parole prescrizioni, ora usano le parole "condizioni ambientali".
Ma sempre ridicolo e' il concetto, di autorizzare le trivelle e mettere un po di contentini che sara' difficilissimo controllare e che sono solo teatro.

Ad ogni modo ecco qui le prescrizioni, appunto ora chiamate "condizioni ambientali":

1. Assieme all'ISPRA studiare l'interferenza con alcune specie marine, e con la pesca, in particolare per la specie Parapeneus longirostris e le "nursery" presenti in zona per minimizzzare gli impatti.

Come sempre, notare l'uso delle parole in inglese, come dire, se le chiamiamo nursery non fa poi cosi male al cuore.

Sono zone dove i pesci vanno per riprodursi, ecco cosa sono le nurseries.

Cosa e' la Parapeneus longirostris? Il gambero rosa del Mediterraneo.

Qui lo dicono in latino invece.

Quindi, sono preoccupati della pesca di gambero rosa e del fatto che le trivelle arriveranno in zone di riproduzione ittica.

Ma trivellano lo stesso.

Vorrei solo vedere l'ISPRA che ha da dire e se avra' il coraggio di pronunciare le seguenti parole: noi gli studi in congiunzione con i trivellatori non li facciamo.  Fateveli voi. Il mare si protegge non lo si distrugge e fare questi studi con i trivellatori significa tacitamente avvallare il messaggio che trivellare si puo' sempre e comunque.

Ma poi a che servono questi studi se i permessi sono stati gia' accordati?

Mistero della fede.

2. I lavori dovranno essere eseguiti in 70 giorni e si dovra' accertare che non ci saranno interferenze con altre attivita' petrolifere, come indagini sismiche, attivita' di perforazioni e coltivazioni di idrocarburi in aree limitrofe, e cioe' entro 5 miglia.

Cioe' in questa zona potrebbero esserci pure altre trivelle, altri airgun. E quindi, almeno procedere ... uno alla volta!

3. Monitoraggio acustico con il "Marine Mammal Observer" per accertarsi della presenza di zifi e capidogli. Cioe' studiamo se ci sono balene e/o altri mammiferi marini.

"Nel caso nell'area considerata vi sia una rete capillare di monitoraggio degli spiaggiamenti, queste deve essere allertata al fine di raccogliere tempestivamente informazioni su animali trovati morti o alla deriva"

Cioe' lo sanno pure loro che ci sono questi rischi, ma per loro e' solo una questione di "contiamo le carcasse e andiamo avanti". E infatti dopo che hai raccolto informazioni sugli animali morti cosa resta da fare?  Come sempre, e' prima, non dopo che si interviene.

Ad ogni modo, siamo un piu tranquilli perche' il "Marine Mammal Observer" avra' esperienza "pluriennale con curriculum che ne attesta le competenze" ed avra' una "spiccata familiarita' con i cetacei presenti nell'area".

Alla fine, sara' creato un bellissimo report con le note bibliografiche, modellazione acustica relativa alla "crociera sismica".

Cosa sia la crociera sismica in questo contesto non e' dato sapere.

Secondo me hanno fatto copia ed incolla da decreti diversi, dove ad essere accordati erano gli airgun che venivano chiamati crociere sismiche e non le trivelle!

Anche qui, se non ci azzeccano manco a scrivere i rapporti, come possiamo pensare che siano seri nel controlli? 

Tuttapposto.

4.  Finalmente un po di parole sui fanghi. Nelle prescrizioni.  Ecco qui le uniche loro parole "tutti i fanghi di trivellazione non potranno essere rilasciati sul fondale"

E ci mancherebbe!

E possono essere rilasciati in acqua?

Chi lo sa. Dov'e' l'azzeccagarbugli?

5. Arriva quindi la richiesta di un piano operativo. Occorre attenersi ad una non meglio specificata "Scheda tecnica per lo scarico di materiali derivanti da attivita' petrolifere in mare".
 
Mmh.  Quindi vuol dire che l'Italia possiede una scheda in cui si ammette che le attivita' del petrolio scaricano a mare!

Nessuno potra' piu' dire che le attivita' del petrolio causano inquinamento a mare. Se il governo regolamenta tale attivita' vuol dire che esiste. Ma chissa', magari sara' solo profumo di lavanda cio' che viene rigettato in mare.

Comunque sulla piattaforma dovranno esserci vasche per accumulo del fango dotate di agitatori meccanici per garantirne l'omogeneita', vasche di stoccaggio temporaneo e sebatoi di accumulo delle acque reflue.

Certo, per la lavanda di cui sopra.

Occorrera' pure "disidratare il fango esausto", e usare "vibrovaglie", "batterie di idrocicloni in serie", "desander e desilter", "centrifughe a cilindri rotanti".

Mazinga Z ci vuole!

6. La Northern Petroleum/Cabot Energy di Londra dovra' pure indicare un piano di emergenza, in cui indicare cosa fare in caso ci sia "l'evento incidentale". Non lo chiamano scoppio, o perdita di petrolio o incendio. Solo un evento incidentale.

Dovranno usare le simulazioni fatte dall'Universita' La Sapienza di Roma, per quantificare le misure che useranno in relazione ai rilasci. Per di piu' occorrera' intervenire entro 12 ore massimo "dall'evento".

E infine dovranno pure specificare le loro capacita' finanziarie per far fronte al risanamento e al ripristino dell'habitat.

E super infine dovranno comunicare se trovano referti archeologici alla sovrintendenza dei beni culturali di Ragusa.

Tuttapposto.

Ma... quando arriva il ricambio da Galletti e Franceschini?







Sunday, April 15, 2018

Marche: terremoti, faglie attive e approvazione di estrazione di gas






erano già state dichiarate inagibili, così come il 100 per cento degli edifici pubblici, a seguito delle scosse che hanno colpito il Centro Italia e le Marche negli ultimi anni. 

Secondo Alessandro Amato, esperto dell’INGV da Ottobre 2016 a oggi 
ci sono state oltre 86 mila scosse, molte delle quali di magnitudo inferiore a 2.
"Sembra che la zona interessata dalla sequenza sismica si stia spostando 
nella zona settentrionale.





Il giorno 9 Aprile 2018 c'e' stata una scossa di terremoto nelle Marche, con epicentro a Muccia, in provincia di Macerata. Il terremoto e' stato di magnitudo 4.7.

Il giorno 5 Aprile 2018 il duetto Gianluca Galletti e Dario Franceschini, che ancora siedono nei palazzi romani e ancora decidono del nostro territorio, del nostro mare e delle nostre montagne, autorizza altra estrazione di gas da Santa Maria Nuova, in provincia di Ancona.

Le due localita', Muccia e Santa Maria Nuova distano circa 80 chilometri l'una dall'altra.

Non e' un controsenso?
Non e' ignoranza?
Non e' cattiveria? 

Il Centro Italia ormai sono anni che sente la terra tremare. Siamo qui in presenza di faglie attive, la cui attivita' puo' perdurare a lungo. A Muccia, gia' quasi completamente devastata da terremoti di anni passati, e' crollato pure il campanile della chiesa. Il terremoto si e' sentito anche in regioni limitrofe.

E' evidente che si tratta di un territorio ballerino di per conto suo, con l'INGV che parla di 86mila scosse, quasi tutte di magnitudo inferiore a 2, negli scorsi 18 mesi.

Ha senso trivellare ed estrarre gas da un territorio cosi instabile?

Le trivelle della Gas Plus Italiana sono state progettate per una concessione che porta lo stesso nome della citta' di Santa Maria Nuova, e l'iter va avanti dal 2016.

L'approvazione, ironicamente arriva il giorno 5 Aprile 2018, proprio qualche giorno prima del terremoto.

A circa 5.4 chilometri di distanza dal pozzo c'e' un sito di interesse comunitario, dal nome "Fiume Esimo in localita' Ripa Bianca", ma come sempre, non ci sono, secondo trivellatori, ministeri e burocrati vari, pericoli di alcun genere.

E come sempre la lista di prescrizioni-salva apparenze e' lunga e ridicola: monitoraggio delle caratteristiche fisiche e chimiche dell'acqua, "quantomeno fino all'acquifero nella zona di transizione fra acque dolci ed acque salate", un piano di allarme, il monitoraggio della subsidenza, il monitoraggio "microsismico" in collaborazione con l'INGV con un valore di soglia di magnitudo 0.5 e con un area di spazzolamento fra i 5 e i 10 chilometri.

Dovranno stare attenti al rumore che emetteranno, e a possibili fughe di gas, dovranno controllare i "carri bombolai" ed avere tutte le autorizzazioni dei comuni limitrofi. Dovranno pure comunicare agli enti archeologici le date dei loro lavori.

Chicca finale: "i manufatti fuori terra dovranno essere realizzati con coloriture delle terre naturali nella gamma degli ocra".

Ora e' evidente che questa autorizzazione, del giorno 5 Aprile 2018 non ha portato al terremoto del giorno 9 Aprile 2018.

Ma queste vicende di terremoti, che si susseguono nel corso dei mesi e degli anni, nell'Italia centrale in particolare, ci ricorda che il nostro territorio e' fragile, e' delicato, e' caratterizzato da strutture ancora piu' fragili, per storia e per geografia, e che le trivelle certo non miglioreranno la situazione. La zona e' anche soggetta a smottamenti, a dissesti.

A suo tempo lessi tutta la documentazione della Gas Plus con le loro proposte e il testo e' qui in basso. Ricordo che di eventi sismici si parlo' poco, e con estrema leggerezza. Il famoso tuttapposto.

E ora, quattro giorni dopo l'approvazione di Santa Maria Nuova arriva un terremoto di magnitudo 4.7 a 80 chilometri di distanza.

Come possiamo essere sicuri che il tuttapposto della Gas Plus sia sufficente? Come possiamo essere sicuri che queste prescrizioni del governo possano garantire la sicurezza di persone e case? La pace mentale dei residenti?

Davvero il monitoraggio microsismico e' la risposta?

O non e' forse il caso di arrendersi alla natura, all'intelligenza, al buonsenso, e decidere che non e' il caso di continuare a stuzzicare cosi follemente le dinamiche geologiche? A decidere che la sismicita' naturale ce la teniamo, ma che tutto il resto, inclusi i sospetti e i rischi e le possibilita' di sismicita' indotta per quanto remote, e' meglio non accollarceli?

Galletti e Franceschini non credono al principio di precauzione?  O non gliene importa niente? O hanno amici da accontentare dentro la Gas Plus?

Quale che sia la risposta, ai miei occhi e' veramente insensato e schifoso questo modo di gestire la cosa pubblica.

Vergogna a loro due, e che lascino il posto a gente piu' competente, piu' innamorata dell'Italia e della sua gente.


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Qui quanto scritto su questo blog nel Dicembre 2016 sullo stesso pozzo, per una idea piu' chiara di cio' che fara' la Gas Plus a Santa Maria Nuova


L’ipotesi di messa in produzione dell’esistente 
pozzo risulta essere l’unica alternativa progettuale possibile
Cioe' o trivelle o morte!


Siamo in provincia di Ancona, in localita' Santa Maria Nuova. Ottantuno chilometri quadrati fra Ancona e Macerata. Qui i nostri amici della Gas Plus, a cui piace trivellare e stoccare gas in giro per l'Italia, hanno deciso che vogliono estrarre gas.

Leggo il loro documento di valutazione ambientale.

Come sempre, le cose che dicono, che siano Gas Plus, che siano ENI, fanno un po sorridere e tanto piangere.

Le loro motivazioni possono essere riassunte cosi': un pozzo di gas fra i campi e' cosa buona e giusta.

Nel caso specifico la Gas Plus ci fa sapere che il loro progetto

"contribuirebbe alla valorizzazione delle risorse energetiche nazionali, incrementerebbe la competitività del settore adottando le migliori tecnologie disponibili, nel rispetto dell’ambiente e concorrerebbe alla riduzione della dipendenza dell’Italia dagli approvvigionamenti provenienti dall’estero". 

Ammazza quante cose fa questo pozzo!

Valorizza le risorse nazionali, aumenta la competitivita' del settore, ci rende meno dipendenti dall'estero e rispetta pure l'ambiente!

Praticamente il pozzo del mago Silvan.

Ma... un pannello solare sulle case di tutti no, eh?

Poi aggingono che addirittura il progetto e' in accordo con i provvedimenti di tipo ambientale mirati alla riduzione dell’emissione di gas serra in atmosfera

perche'

il gas naturale, al confronto con tutti gli altri vettori energetici fossili, è quello più rispettoso dell'ambiente con una produzione di gas a effetto serra minore rispetto all’olio combustibile.

Ah pure!

Questo pozzo e' praticamente un toccasana perche' addirittura combatte l'effetto serra. Dovrebbero avercelo tutti nel giardino dietro casa, non solo i signori della foto su in alto che niente di male hanno fatto per avere un pozzo letteralmente dietro casa.

Ma secondo l'ottica di Gas Plus, dobbiamo per forza essere fossili. E certo -- sono una ditta di fossili, fossili sono nati, fossili vedono e fossili vogliono restare. Fossili di idee, di fatti, di visone. E fossili vogliono pure morire, costi quel che costi.

E infatti dicono che il non trivellare implicherebbe 

il mancato utilizzo di una risorsa la cui disponibilità è già stata verificata

 e non saremo in linea con le 

azioni e gli obiettivi intrapresi, in campo energetico, a livello nazionale e regionale volti a favorire l’indipendenza dall’approvvigionamento energetico internazionale.

Come dire, il micro pozzo di Ancona ci salvera' dall'importazione di gas russo!

Cara Gas Plus, questa nazione dovrebbe mirare al 100% di sole e di vento, e non di trivelle per "l'indipendenza energetica". La vera indipendenza energetica e' quella che ci si produce in loco, sui tetti, dal vento, senza distruggere l'ambiente e i polmoni del vicinato. 

Continuo a leggere.

Il progetto si trova in una area ad alta percettività visiva relativa alle vie di comunicazione ferroviarie, autostradali e stradali di maggiore intensità di traffico per cui i piani della regione Marche pervedono valorizzazione delle visuali panoramiche.

Ma niente problema, quelli della Gas Plus decidono che il pozzo non si vede mica poi tanto e quindi la percezione visiva non cambia. Dicono che 

l’area pozzo risulta poco o per nulla visibile dalle strade limitrofe,

Tuttapposto.

Ancora, ci sono altri vincoli e zone speciali:

- Area di eccezionale valore geologico/geomorfologico a circa 350 metri a sud del pozzo;

- Centro storico e nucleo storico della frazione Collina a circa 700 metri a nord del pozzo;

- Centro storico capoluogo del Comune di S. Maria Nuova a circa 2000 metri dal pozzo;

- Vincoli paesaggistico-ambientali legati alla fascia di rispetto fluviale del Fiume Musone a circa 1.2 chilometri a sud del pozzo.

- Zona di ambientamento fauna selvatica e Centro pubblico di riproduzione della fauna selvatica allo stato naturale "La Scarpara" di 249 ettari a circa 150 metri ad ovest del pozzo

- Zona di ripopolamento e cattura San Filippo di 1.028 ettari a circa 1.5 chilometri a sud dal pozzo

- Ambito territoriale non insediativo delle Zone Territoriali Omogenee "bacino del rio Capora" in area trivellanda dove sono vietate la costruzione di recinzioni delle proprietà se non con siepi e materiali di tipo e colori tradizionali e i movimenti di terra che alterino in modo sostanziale il profilo del terreno.

Ma anche qui, e' tuttapposto a causa della "limitata estensione delle attivita' previste", il rischio idrogelogico o di dissesti qui non ci sono, l'area non ha alcun elemento paesaggistico-ambientale di rilievo e si adotteranno tutte le opportune misure mitigative al fine di evitare possibili disturbi alla fauna selvatica presente. 

Tuttapposto. 

Le attività in progetto non interferiranno con l’area di versante in dissesto più prossima all’area pozzo, con rischio medio (R2) e pericolosità elevata (P3), che si colloca a circa 300 metri.  

Come se la geologia dopo 300 metri si fermasse.

E la zona di ripopolamento?

Gli animali saranno cacciati via e poi dipingeranno il recinto secondo i colori naturali. Ipse dixit.

E il movimento di terra?

No problem: le attività di scotico e movimentazione terra saranno minime e quindi il profilo del terreno già pianeggiante, non verrà alterato.

Dicono infatti che il buco gia' esiste dal 1988 e quindi, loro semplicemente andranno a tirarne fuori il gas. Quindi la Gas Plus trivellera' magicamente, senza movimentazione di terra di alcun genere.

Pero' si scopre poi che

- La porzione occidentale dell’area pozzo ricade in “ambito di tutela di crinali e versanti” nelle quali si vieta la realizzazione di “nuove attività estrattive, discariche depositi e stoccaggi di materiali non agricoli, salvo i casi di interventi compresi nei recuperi ambientali. 

Cioe' vogliono trivellare in un area in cui si vieta la realizzazione di nuove attivita' estrattive. Come puo' essere che non ci possono essere attivita' estrattive e questi qui possono trivellare?

Sono speciali?

Dicono che le loro attivita' saranno principalmente circoscritte alla sola area di piazzale.

Ma non interessa niente che ci sia un piazzale o una fontana. E' vietato estrarre? E allora lo e' per tutti, e per qualsiasi tipo di suolo o di piazzale che sia.

Non e' che la Gas Plus e' speciale.

Aggiungono che per sicurezza potrebbe esserci una lieve spianatura e riprofilatura del piede del versante che sostanzialmente non modificherà l’assetto morfologico naturale dei crinali. Se necessario, in fase di cantiere, saranno realizzate opere di contenimento naturali dei crinali presenti in prossimità dell’ingresso all’area pozzo, come “fascinate” o seminazione di particolari arbusti autoctoni, aventi anch’essi lo scopo di mettere in sicurezza i pendii individuati. 

Pertanto, il progetto non interferirà con la suddetta area di tutela crinali e versanti.

Quindi, tutti tranquilli: l'assetto morfologico dei canali non sara' cambiato.

Ma ... lo spianare e i riprofilare un intero versante non sono movimenti di terreno?
Avevano detto che non ne facevano!

E poi se era solo un piazzale, come fanno ad essere preoccupati dell'intero versante? 

Veramente credono questi siano interventi "lievi"?

E poi ancora: fanno questi interventi ai pendii perche' gia' sanno che le trivelle sono pericolose e quindi occorre intervenire in modo preventivo?

E perche' allora non considerano *seriamente* l'opzione ZERO: niente trivelle, niente rischi, niente spianamenti, niente riprofili?

Perche'? Vedi sopra: fossili nascono e fossili vedono. E se vedono green e solo il green del denaro.

Continuo a leggere. Risulta pure che nelle vicinanze del pozzo ci sono:

- emergenze geologiche, ad una distanza minima di 270 metri a sud

- corpi idrici Fosso della Scarpara a circa 380 metri ad ovest, Rio Caporà a circa 875 metri ad estil fiume Musone a circa 1,2 km a sud;

- versanti (pendenza superiore al 30%), a circa 195 e 450 metri a nord;

- manufatto storico, a circa 380 metri a nordest;

- fonti idriche la più delle quali si colloca a circa 380 metri a nordest dal pozzo;

- alcuni percorso pedo-ciclabili, il più vicino dei quali si colloca a circa 520 metri a sud,

- settori “a” (particolari ambienti naturali) a circa 360 m a Sud;

-  area occupata dal depuratore “e”, a circa 880 m a Nordovest;

- aree di versante in dissesto, così come recepite dal PAI e dalla Carta Geomorfologica Regionale

Ma va tutto bene, queste aree "non interferiranno con le attività in progetto previste".

Cioe' non sono loro che interferiscono con la natura,  e' la natura che non interferisce con le loro trivelle!

Per altri motivi di preoccupazione come il rumore, non ci sono problemi. E' -- manco a dirlo! -- tuttapposto. Anzi, c'e' completa conformità e aggiungono in allegato i risultati della simulazione acustica che certifica il tutto.

Ma... in fase di cantiere la Gas Plus Italiana potrebbe valutare richiesta di deroga dai limiti acustici comunali per motivi eccezionali e documentabili se si verifica una impossibilità di rispettare i limiti acustici!

Come dire: ma allora perche' dire che c'e' completa conformità?  Rispetteranno le regole finche' non le rispetteranno piu'.

Si premurano di dirci che non ci sono cimiteri nelle vicinanze.

E quindi visto che e' tuttapposto, si evince che l’area pozzo non ricade in alcun ambito naturalistico-ambientale soggetto a particolari prescrizioni di tutela.

Invece alcuni elementi soggetti a vincoli di tutela, data la distanza dal sito e la tipologia di attività previste (circoscritte alla sola area pozzo), non saranno interessate dalle attività in progetto.

E dunque, in barba ai dissesti, al divieto di nuove attivita' estrattive, alla tutela dei pendii,  la messa in produzione del pozzo risulta pienamente coerente con i contenuti della normativa energetica nazionale regionale e comunale vigente. 
 
Perfetto.

E poi ovviamente c'e' da considerare tutta l'infrastuttura del caso. Dicono:

Durante il processo di trattamento gas, tutti i liquidi di separazione ed essicazione gas
raccolti (costituiti soprattutto da acqua salata e minime tracce di idrocarburi) saranno
convogliati alla vasca di raccolta liquidi di drenaggio, il cui contenuto verrà periodicamente
prelevato da apposita autocisterna e portato a smaltimento.

  
Ma come fanno a sapere che i loro fluidi di perforazione sono fatti solo di acqua salata con "minime tracce di idrocarburi"? Chi gliel'ha detto? Qual'e' la percentuale di idrogeno solforato in questo pozzo? Chi smaltira' tali "acque salate"? Dove? Perche non ci dicono esattamente cosa c'e' in cio' che manderanno giu' per trivellare e che sara' mescolato con la loro acqua salata? Veramente credono che basta mettere assieme acqua e sale per trivellare? Davvero non ci saranno additivi chimici di nessun genere?

Useranno sale da cucina?

Credono che siamo scemi?

Ma quanto gas ci dara' poi Santa Maria?

Non e' ben chiaro. Ma dicono questo:

si stima che la fase di produzione del pozzo possa durare circa 20 anni, con una portata iniziale di circa 7.100 Sm3/g.

Ora tutto questo e' ingannevole.

La portata inziale significa il primo giorno? La prima settimana? Il primo mese? E dopo? Non si sa. Quindi non possiamo sapere esattamente quanto gas ce sotto a Santa Maria.

Ma diamogli il beneficio del dubbio.

Seppure fossero 7,100 metri cubi al giorno per i prossimi 20 anni si parla di circa 50 milioni di metri cubi in totale.

Ne consumiamo circa 68 miliardi l'anno. Facendo la divisione viene fuori che nel migliore dei casi da Santa Maria avremo gas per ... 0.25 giorni. Cioe' 6 ore!

Cioe' tutto questo spianare, dipingere, movimentazione di terra, vasche di contenimento per... neanche mezza giornata di gas da spalmare in venti anni!

Proprio l'indipendenza energetica, eh? 

Lo sappiamo tutti che questo pozzo non portera' niente di buono a nessuno 

Ma... e il rischio? E se ci sono problemi? Lo dicono anche loro che ci possono essere emergenze ed insicurezze. Se e' vero che ci sono li vicino ferrovie ed autostrade cosa facciamo se ci sono scoppi, o incidenti? E il gas estratto dove andra' a finire? L'autostrada e le ferrovie saranno sicure?


Santa Maria proteggici tu.









Saturday, April 14, 2018

Svezia: aperta la eRoad Arlanda, la strada che ricarica le auto elettriche mentre si guida











E' la prima strada del mondo del suo genere e si trova in Svezia: se ci guidi sopra la tua auto elettrica o il tuo camion elettrico si ricaricano da sole. 

La strada e' stata inaugurata il giorno 11 Aprile 2018 e si chiama eRoad Arlanda.

Per ora consiste in due chilometri di strada elettrificata costruira sulle strade pubbliche nei pressi dell'aereoporto della citta' di Stoccolma che si chiama Arlanda. A pagare il tutto e' stato l'ente per il trasporto svedese. Il progetto, pilota certo, e' parte dell'obiettivo di Svezia di arrivare ad una societa' zero fonti fossili, incluso il ramo trasporto, entro il 2030.

Cioe' veramente vogliono liberarsi dal petrolio!

Come funziona? 

L'energia arriva all'automobile da un braccio meccanico parte della macchina stessa che riesce a collegarsi da sola alla strada sottostante che e' stata elettrificata.

Il braccio si attiva quando la macchina arriva sul tratto stradale in questione grazie a dei sensori magnetici. La strada invece e' divisa in sezioni da 50 metri ciascuna con alimentazione erogata solo quando la macchina ci passa sopra. Se la macchina si ferma, la corrente viene disattivata.

La strada riesce anche a calcolare quanta energia e' stata erogata, e cosi anche ad addebitare i costi giusti dell'energia al consumatore (qui niente e' gratis!).

Ad inaugurare il tutto, un camion diesel trasformato in camion elettrico della ditta svedese PostNord. La tratta del camion e' breve, 12 chilometri dall'aereoporto al centro logistico dove trasporta merci, ma il tratto viene percorso di routine. 

L'intero processo' e stato disegnato per essere silenzioso ed efficente.
Tutto e' automatico al 100%.

Il capo della eRoad Arlanda si chiama Hans Säll e dice che i costi di operazione saranno minimali, con taglio delle emissioni per il tratto interessato che possono arrivare fino all'80 o al 90 percento.

Per ora si parte con 2 chilometri, ma se le cose vanno come dovrebbero l'obiettivo di Säll e' di arrivare a circa 20,000 chilometri di autostrade.

In questo modo uno, in teoria, potrebbe usare il sistema autostradale di Svezia senza avere mai tempi morti di ricarica, perche' combinando le ricariche stradali e l'autonomia di ciascuna automobile le macchine dovrebbero sempre avere carica.

Altre stime piu' ottimistiche parlano di soli 5,000 chilometri.

Certo i costi sono fantasmagorici: 1 milione di euro a chilometro. Ma come per tutte le cose e' un inizio, una prova. Se le cose funzioneranno, potrebbe arrivare la produzione di massa, l'abbattimento dei costi, l'entusiasmo del volerlo.

Per ora gli Svedesi sono soddisfatti della loro tecnologia, del mostrare al mondo che si puo', e che sono loro a mostrare la strada maestra.

Thursday, April 12, 2018

La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle offshore


 
Il primo ministro Jacinda Ardern il giorno del suo insediamento

I blocchi petroliferi della Nuova Zelanda


L'annuncio arriva dal primo ministro Jacinda Ardern. La Nuova Zelanda vieta tutte le nuove trivelle a mare per petrolio e gas.

Il primo ministro Ardern, che ha iniziato la sua attivita' ad Ottobre 2017, dice che questo e' un passo obbligatorio, avendo il paese firmato gli accordi di Parigi, e avendo come obiettivo quello di arrivare alla "carbon neutrality", il pareggio fra emissione e riassorbimento di anidride carbonica in Nuova Zelanda.

Il piccolo nodo e' che il divieto si applichera' solo a concessioni future e non quelle gia' esistenti.

Ce ne sono 22 in azione in questo momento, molte delle quali per ricerca di petrolio e che occupano un area di 100,000 chilometri quadrati di mare, che potrebbero vivere fino al 2030, tempo massimo della loro scadenza.

Anche le trivelle onshore potranno andare avanti.

Cio' nonostante e' un piccolo-grande progresso, da celebrare.

Ovviamente l'industria del petrolio e del gas e' in allarme. La ditta New Zealand Oil and Gas dice che non ne sapeva niente e che questo cambio inaspettato di politica e' in conflitto con le promesse precedenti fatte dal governo di Ms. Ardern prima delle elezioni.

Dicono che verranno messi a rischio quasi 2 miliardi di dollari di introito dall'industria del petrolio e che tutto questo non fara' altro che aumentare la produzione di petrolio da altre parti del mondo.

Invece il partito di destra chiamato National Party  parla di vandalismo economico e dicono che il divieto non portera' a nessun progresso ambientale.

Bla bla di una industria morente. Le abbiamo gia' sentite tutte in Italia!

Jacinda Ardern ha 37 anni e durante la campagna elettorale aveva fatto molte promesse ambientali: 100% energia elettrica rinnovabile entro il 2035, carbon neutrality entro il 2050. Questo divieto alle nuove trivelle offshore rientra nella sua missione di una Nuova Zelanda ancora piu' green.

Dice che il fatto che il divieto e' per concessioni future dara' un po di spazio e di tempo per chi gia' lavora nell'oil and gas nel paese e che per l'immediato non cambiera' niente. E' solo che da un segnale per il futuro, e che la direzione nuova in cui si vuole andare non prevede le trivelle a mare.

Dal mio punto di vista, come detto sopra, e' un ottimo passo in avanti, ma occorre fare di piu', piu' in fretta, con piu' paesi, in terra, in mare. Occorre liberarsi dalle trivelle il piu' in fretta possibile, e questo perche' siamo ingoiati dall'inquinamento fossile, dai cambiamenti climatici, dalla plastica che soffoca tutti noi.

La storia della Nuova Zelanda mi fa tornare in mente il divieto delle trivelle a 12 miglia nel nostro paese e quanto sudore e quante lacrime ci siano state dietro. Siamo stati bravi. A differenza che in Nuova Zelanda, dove e' stato il primo ministro a volere questo divieto alle trivelle offshore, in Italia siamo stati noi, persone normali, a spingere per questo obiettivo, partito se uno ci pensa bene, nel 2008 per evitare Ombrina Mare in Abruzzo.  Matteo Renzi a suo tempo non ha potuto non piegarsi alla volonta' popolare e nel 2016, voila', il divieto.

E' un vero peccato che in Italia non abbiamo politici degni di questo nome. Quante cose in piu' avremmo potuto fare con una classe politica preparata, intelligente, colta, lungimirante in tema ambiente?

Quante cose in piu' avremmo potuto fare se Renzi (o Gentiloni o Galletti o Franceschini o chi per loro)  veramente ci avessero creduto alla difesa dell'ambiente?

Perche' si, il divieto delle 12 miglia e' un bellissimo traguardo, come la morte di Ombrina e delle altre 26 concessioni che sono morte con lei quel giorno, ma c'e' molto da fare.

Chiudere tutto l'Adratico alle trivelle, accordarsi con Croazia e tutti gli altri paesi che li si affacciano per evitare qualsiasi altra nuova struttura, qualsiasi altro airgun.

Non e' stato cosi.

Ma quanto ne avremmo guadagnato in termini di salute, ambiente, rispetto internazionale?