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Friday, June 23, 2017

Le rinnovabili: il mondo e l'Italia





Il sole ed il vento crescono senza sosta, e la transizione verso le rinnovabili non e' piu' una questione di ambientalismo o di ideali.

E' una questione di economia.

Secondo il Dipartimento dell'Energia americano, dal 2008 ad oggi il crollo del costo dell'energia solare e' calato di circa il 64%, e del 41% per il vento, di modo che sole e vento sono ora competitivi con le fonti fossili.  E se si guarda ancora piu' indietro, negli anni settanta il costo dell'energia solare era di 150 volte di piu' rispetto ad adesso.

I progressi fatti nello stoccaggio dell'energia fanno si che diventa sempre piu' possibile pensare ad una rete elettrica fatta solo di fonti rinnovabili: il vecchio principio secondo cui quando piove o quando non c'e' vento restiamo senza corrente, non tiene piu'.

E questo lo si vede e lo si sente dai mercati internazionali. La Cina e 'ora il principale produttore di energia solare ed ha appena annunciato che investira' 325 miliardi di dollari nel sole e nel vento. L"India parla di target del 57% di energia elettrica dalle rinnovabili entro il 2027. Tesla annuncia la batteria Powerwall per stoccare l'energia generata di giorno e piu usarla di notte. 

Dal 2000 ad oggi la quantita' di energia solare e' settu-plicata; per il vento raddoppiata. 

Interessante che anche i prezzi del petrolio e del carbone e del gas calano, ma non abbastanza da far crescere investimenti e desiderio di aumentarne gli impianti. 

Ma la strada e' ancora lunga: solo il 20% dell'energia elettrica a livello globale e' rinnovabile e se si esclude l'idroelettrico siamo al 4%. 
Ed e' qui che giace l'opportunita' : si puo' fare, e siamo all'inizio. Siamo in un periodo di transizione, in cui il vecchio paradigma della centrale elettrica a fonti fossili lentamente muore.

Secondo lo International Energy Agency, ogni giorno si installano mezzo milione di pannelli solari e la sola Cina ogni mezz'ora installa una turbina a vento. 
Come per tutte le cose, i semi che si piantano ora, daranno frutti fra due, tre, dieci anni.

Ma occorre volerli piantare questi semi e curarli e non lasciare che le cose vadano avanti a casaccio. E questo vale per anche per l'Italia.

Occorre decidere di voler cambiare, di voler un sistema piu' efficente, piu' moderno, che guarda al futuro.

Occorre volere avere le basi affinche' possa un giorno comparire sulla scena un Elon Musk italiano, o in cui i nostri treni saranno a vento, o in cui decidiamo di non concedere piu' nessuna, ma proprio nessuna concessione petrolifera perche' il nostro obiettivo e' una Italia 100% rinnovabile.

Il futuro andra' avanti con o senza di noi.



Thursday, June 22, 2017

Boom del sole in California: regalata energia all'Arizona










Per due settimane di Marzo, l'Arizona ha ricevuto energia gratis dalla California. Anzi in alcuni giorni l'eccesso di solare prodotto dal nostro stato era cosi grande, che Sacramento ha dovuto pagare Phonenix per prenderla e non sovraccaricare le linee.

Era gia' successo a Gennaio e a Febbraio. 

Ovviamente tutto questo e' stata una manna per l'Arizona, che ha risparmiato milioni di dollari, secondo il gestore della rete elettrica di California, anche se i numeri esatti non sono stati annunciati.

Ovviamente questo e' anche un problema per la California.

Il regalo all'Arizona sarebbe stato ancora maggiore se non fosse stato che in alcuni giorni gli impianti al sole sono stati operativi solo parzialmente, appunto per non portare al sovraccarico.

C'era solo il sole? No, assolutamente no. Anzi, sebbene raddoppiata rispetto al 2016, l'energia prodotta dal sole che finisce in rete e' ancora solo il 10%.  E poi c'e' un altro 4% che arriva dai tetti e che viene usata in loco. 

Quello che c'era e che c'e' ancora a occupare lo scenario energetico e' il gas, e i gestori di questi impianti che cercano di proteggere i loro interessi, costi quel che costi.

Una piccola parentesi. La California e grande, e per molte cose disorganizzata. A volte veniamo presi in giro per essere troppo liberali (progressisti) e perche' ci sono mille e piu' enti a fare la stessa cosa.

E per l'energia e' la stessa cosa. Non c'e' un vero ente che coordina tutto, ma un potpourri di agenzie varie. Il risultato e' che sebbene abbiamo un surplus di energia in questo stato (e appunto paghiamo l'Arizona per prendersela!) i costi dell'energia sono ancora elevati.

Paghiamo qui il *doppio* di quanto paga l'americano medio, secondo il Los Angeles Times, appunto per una mal gestione.

Abbiamo l'obiettivo bellissimo di arrrivare al 50% di energia da sole e vento entro il 2030. E' una decisione che arriva da Sacramento. Oggi in totale siamo al 25%. Si prevede che il sole scoppiera' nei prossimi anni a causa del crollo dei prezzi, e della loro maggior efficenza.  L'obiettivo ulteriore e' il 100% entro il 2045.

Possiamo farcela.

Ma allo stesso tempo chi controlla e gestisce gli impianti per la gestione dell'energia lo fa in modo indipendente da Sacramento. E cosi, fino a pochi anni fa hanno continuato a fare le cose che facevano prima: approvare rinnovi ad impianti a gas, senza troppo accomondare la nuova realta' rinnovabile. 

Perche'?

Perche' come detto, tutto il mondo e' paese e pure il gestore californiano ha amici e connessioni e parenti da accontentare. La solfa e' che le rinnovabili sono imprevedibili a causa delle fluttuazioni climatiche, che non si sa mai con le batterie, e che per essere sicuri occorre usare le fossili. E quindi, approviamo il gas!

Spesso ci sono stati battibecchi fra i politici di Sacramento, questi gestori statali, e i gruppi ambientali.

Esempio? La ditta AES Southland propose nel 2012 di abbattere una vecchia centrale a gas a Redondo Beach e di ricostruirla per un costo stimato fra i $250 e i $275 milioni. Avrebbero pagato tutto i residenti, con un aumento del costo in bolletta. Inizialmente quelli della AES Southland la spuntarono, sebbene le rinnovabili continuassero a crescere e sebbene occhi indipendenti non ne vedesse veramente l'utilita' di questo vecchio-ma-nuovo impianto a gas.

Tutti sappiamo come andra' a finire: le fossili prima o poi spariranno, lo sappiamo tutti. Ma per adesso c'e' ancora questo periodo di aggiustamento, in cui la morte del fossile coincide con la maturazione delle rinnovabili.

Un segno di questa battaglia dal vincitore annunciato e' che di recente e' stato deciso, per la prima volta qui in California, che alcuni impianti a gas vecchi e bisognosi di essere rinnovati verranno demoliti e mai piu ricostruiti.  Altri sono sotto esame, per capire cosa farne.

Intanto occorre trovare armonia fra tutti i pezzi e capire come bene regolamentare il tutto. Le calibrazioni energetiche sono difficili, specie se contiamo l'energia generata dai tetti dei residenti.

Ma perche' non spegnere le centrali a gas quando il sole picchia forte? Perche' e' piu' facile spegnere un campo solare che non una centrale a gas.  E quindi si tengono accese le ultime e si spengono le prime.

Nonostante tutti questi balletti a volte i conti proprio non tornano e quindi occorre mandare l'energia in eccesso in Arizona o in Nevada. Quando gli serve la pagano, quando no, dobbiamo noi pagare loro. 

Un paradosso, no? Paghiamo Arizona e Nevada per prendersi la nostra energia e noi teniamo accesi gli impianti a gas, e nel frattempo le ditte del gas cercano di prolungare l'agonia finche' possono.

Ma un giorno tramonteranno, lo sanno anche loro.

Come e' finita a Redondo Beach?

Alla fine nel 2017, dopo anni di battaglie legali e di udienze, e' stato deciso che davvero la centrale a gas della AES Southland non serviva.

Quella vecchia chiudera' nel 2020 e poi sara' storia. 

Il buon senso ha vinto.

Wednesday, June 21, 2017

Dal Texas: il petrolio causa inquinamento e terremoti







E' considerato "lo studio" per eccellenza sullo stato delle trivelle in Texas. 

Le estrazioni di petrolio inquinano l'aria, erodono il suolo, contaminano l'acqua, causano terremoti.
Puo' bastare?

E lo dice un consorzio di scienziati dello stato piu' trivellato d'America, l'Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas. E non si parla solo di ambiente, ma anche di guai sociali.

Il petrolio che ha portato ricchezza a tanti in Texas ha anche portato alla degradazione delle risorse naturali, ha aumentato gli incidenti stradali, portato traffico a zone rurali.

Non che la gente normale non lo sappia: e' un dato di fatto che l'acqua e l'aria sono spesso soggette a contaminazioni vicino ad operazioni di petrolio e di gas, con o senza fracking.

Intanto, specie negli ultimi anni, si accellerano le operazioni di green-washing, mentre che si trivella sempre piu vicino alle citta', a zone naturali protette, a riserve idriche e in generale in zone dove e' meno indicato stuzzicare il sottosuolo.  Dicono di usare programmi di riclicaggio dell'acqua, di avere filtri e attrezzatura ultramoderna. Sara', ma nessuna di queste cose puo' veramente garantire che non succedera' mai niente. Anzi.

Ma cos'e' questo Academy of Medicine, Engineering and Science del Texas? E' la crema della comunita' scientifica del Texas. Ci fanno parte tutti i premi nobel dello stato del Texas, i membri dell'accademia nazionale di scienza del Texas. Hanno iniziato a indagare due anni fa, assieme ad avvocati, geologi, seismologi, ingegneri e pure petrolieri.

Hanno analizzato centinaia di documenti e di studi.

Il Texas non ha un database comune dei danni dai petrolio, nessun protocollo statale per lo studio dell'ambiente, non tiene la lista delle perdite da renieizione. Non ci sono neanche dati presi in modo sistematico sulle tossine in atmosfera.  Non vengono presi dati su flora e fauna.

Alla fine sono state scritte 204 pagine, con una lunga lista di danni e di potenziali problemi.

Come il Texas, cosi la Basilicata.

Tuesday, June 20, 2017

Cambiamenti climatici: a Phoenix fa cosi caldo che cancellano i voli



Succede a Phoenix, Arizona: American Airlines cancella 50 voli perche' fa troppo caldo e gli aerei, molti dei quali di grandezza media, non possono partire.

Siamo arrivati a 49 gradi centigradi.

La densita' dell'aria e' piu' bassa e non e' sicuro per gli aerei decollare perche' si genera meno spinta verso l'alto. E siccome l'aereodinamica non e' sufficente, il motore deve essere piu' potente, la rincorsa piu' lunga, l'ascesa piu' graduale. La maggior parte degli aerei e delle piste di decollo non sono disegnate per queste temperature: gli aerei non possono avere cosi tanta benzina e le piste non sono lunghe abbastanza.

Ad esempio i Bombardier al massimo possono operare fino a 48 gradi. 

A volte vengono imposte limitazioni sul peso quando fa troppo caldo, ma quando la calura e' troppo elevata, i voli vengono fermati.

E' colpa dei cambiamenti climatici?  Non e' chiarissimo in questo caso specifico, ma di certo queste sono temperarture elevate e inusuali anche per Phoenix. Anzi, nel 2016 un report dell' International Civil Aviation Organization, ente internazionale che regolamenta il volo aereo, disse che i cambiamenti climatici possono avere gravi conseguenze per i decolli degli aerei, in quanto le ascese e le lunghezze delle piste di decollo possono non essere compatibili con il carburante stoccato o con il peso associato.

Fra l'altro e' per questo motivo che molti dei voli che partono dai paesi piu caldi del Sud America o dal Medio Oriente sono programmati per la sera, quando e' piu fresco.

Ora, non ci sono solo di mezzo i cambiamenti climatici. Gli aerei che non possono partire sono di grandezza media.  Negli scorsi anni le ditte aeree, per risparmiare, hanno iniziato ad usare aerei meno grandi per citta' non troppo grandi, fra cui Phoenix.  Questi aerei hanno limiti di tolleranza al caldo minori rispetto ai grandi jet transatlantici.

Fatto sta che e' stato a causa del caldo inaspettato che i voli non possono partire, e che in questo caso, tutto si mescola: la deregulation che ha consentito l'uso di aerei piu' piccoli, economie di scala, calura.
E di questo dobbiamo tenere conto: non e' solo la temperatura che aumenta, e' che tutto il costruito attorno e la normali attivita' che ne risentono. 

E siamo solo a Giugno.

Monday, June 19, 2017

Russia: il collasso della petrol-economia









 Calo esportazioni di gas dalla Russia


La Russia e' ufficialmente fuori dalla recessione, che la ingoiava da quasi tre anni.

A causa del collasso dei prezzi del petrolio, delle sanzioni dell'occidente e di una societa' stagnante perche' troppo dipendendente da oil and gas, le cose non andavano affatto bene. Il rublo era crollato,
la Russia non fu neanche invitata alla riunione OPEC del 2016.

Addirittura i profitti della Gazprom erano calati del 19% nel 2015 - e la Gazprom genera un terzo del PIL della Russia.

Oggi le statistiche dicono che l'economia e' tornata a crescere.

Putin dice che hanno usato il periodo della recessione e sopratutto delle sanzioni dell'occidente per transizionare verso un economia meno fossile: incentivando elettronica, l'industria aerospaziale, e l'agricoltura. 

Dice che adesso hanno “switched on our brains”e che hanno usato il talento delle loro persone per uscire dalla crisi.

Sara'.

Alcuni indicatori sono positivi, certo. La borsa e' in salita e Putin la racconta bene. Ma dentro il paese, le cose non sono cosi rosee. Intanto il 13% dei russi vive in poverta'. I salari continuano a scendere. L'inflazione aumenta. I consumi calano.  Gli analisti parlano della necessita' di riforme strutturali, su pensioni e flessibilita' del lavoro, la giustizia.

Paiono i problemi che affliggono l'Italia.

La differenza e' che in tutto questo il paradosso delle petrol-economie e' sempre in primo piano.

Come, con tutto quel petrolio che hanno e con anni di mercato europeo ai loro piedi prima delle sanzioni, non sono riusciti a mettere in piedi una economia sana e che potesse crescere e resistere indipendentemente dal petrolio?

No.

Il paradosso delle risorse -- the Resource Curse -- e' una teoria presentata per la prima volta negli anni ottanta e formalizzata da Richard Auty in 1993.

Descrive come le nazioni ricche di risorse naturali sono in generale incapaci di usare quelle stesse ricchezze per migliorare in modo costruttivo e duraturo le proprie economie. Paradossalmente, alla fine, i paesi con minor risorse naturali hanno una crescita economica superiore a quelli che invece ne hanno in abbondanza, specie per risorse minerali e fossili.

Petrolio in primis.

Di esempi ne abbiamo in tutto il mondo, dall'Italia che (a suo tempo!) ebbe una economia in enorme crescita nonostante non avesse materie prime, allo spettacolare fallimento di paesi come il Venezuela, la crisi in Brasile o in Nigeria, e adesso la Russia, tutte collegate al crollo dei prezzi di petrolio.

A suo tempo ci fu anche il "Dutch Disease" in seguito alla scoperta del campo di gas a Groningen nel 1959, che fra l'altro ha anche causato terremoti, danni e paura fra la gente nei suoi cinquanta anni di attivita', e che ha causato ugualmente lo stallo dell'attivita' economica manifatturiera in Olanda negli anni ottanta.

Perche' succede questo? L'idea e' che mentre un solo settore -- il petrolio in questo caso! -- cresce ed immette introiti nell'economia, tutti gli altri -- terziario, manifatturiero, agricoltura -- finiscono con il perdere in competitivita', creativita' e ammodernamento.

Della serie, c'e' il petrolio, tutto il resto diventa secondario, oppure e' incompatibile con il petrolio.

Spesso poi ci sono gli sperperi e istituzioni inefficaci di fronte a una bonanza che si crede essere infinita.

E poi c'e' la corruzione, visto che in questi paesi con ricchezza di materia prima e' piu' facile avere accesso a soldi, tangenti, e favoritismi, ed e' piu' facile imbrogliare.

Ovviamente, dulcis in fundo, si e' sempre alla dipendenza dei prezzi sul mercato globale - quando i prezzi sono alti, e' festa grande, ma quando i prezzi si abbassano, allora tutta l'economia ne soffre, visto che tutto il resto non e' all'altezza di trainare l'economia.

Ovviamente questo si applica a diversi paesi in modi diversi, ma se solo ci si focalizza sui paesi dell'OPEC, e si considera come indicatore il PIL, fra il 1965 ed il 1998, nei paesi produttori di petrolio, il prodotto interno lordo si e' abbassato dell' 1.3%, mentre nel resto dei paesi in via di sviluppo il PIL e' aumentato del 2.2%.
E per i petrol-paesi c'e' anche da ricordare che alla fine di tutto, quello che resta e' un paese al disastro ecologico. Vale per la Russia, vale per la Nigeria, vale per Groningen, vale per il Venezuela.










Sunday, June 18, 2017

Gemini, Olanda. Apre parco eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone





Gli olandesi ne sanno qualcosa di mulini a vento, 

E adesso continuano la tradizione: il paese ha appena inaugurato Gemini, un enorme campo eolico a mare per dare elettricita' a 1.5 milioni di persone -- 785mila case e 600 megawatt.

Si tratta di 150 turbine Siemens su un area di circa 68 chilometri quadrati nel mare del Nord. Una serie di cavi porta l'elettricita' a riva e da qui viene distribiuta. Tutto e' stato fatto entro i costi preventivati, e anzi, con anticipo rispetto ai programmi di lavoro. E' questo il  secondo impianto eolico piu' grande del mondo, superato solo per poco dal progetto da 630 megawatt del Regno Unito.

Grazie a Gemini, le emissioni di CO2 dell'Olanda si abbasseranno di 1.25 milioni di tonnellate l'anno.

E' un piccolo passo in avanti, per questa nazione che per molto, troppo tempo, ha sfruttato come prima sorgente energetica il campo di gas Groningen. L'area viene trivellata dagli anni 1960 ed e' diventata sismica. Ma i profitti erano troppo grandi, e troppo facili. E infatti, ancora adesso il 95% dell'energia elettrica del paese viene dal fossile.

L'obiettivo pero' e' di arrivare al 16% nel 2023 e Gemini dara' un grande contributo in questa direzione.

L'ironia della sorte e'  che il nuovo campo eolico si trova a circa 85km da riva, proprio davanti a Groningen.

Il vento spira forte qui, a circa 36 chilometri l'ora.

A differnenza di Groninger, Gemini non causera' terremoti e sopratutto, il vento non finira' mai.






Saturday, June 17, 2017

Stoccaggio gas di Minerbio: ampliamento centrale e aumento della pressione - nel cuore dell'Emilia









"perdite fisiologiche che possono avere valori dell'ordine di grandezza dell'uno per mille, equivalenti quindi ad una consistente quantita' di metri cubi di gas persi annualmente"


L"uno per mille l'anno fa 14 mila metri cubi l'anno di metano che finiscono in atmosfera.

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Ma niente paura: qui viene prescritto che i colori dell'impianto devono essere piu' neutri, per omogenizzarsi con i colori del centro storico del paese, e quindi, che vuoi che sia il gas che fuoriesce.

Quello e' gia' incolore, e quindi si omogenizza bene con l'atmosfera!

  

Minerbio, provincia di Bologna.

Sorge qui il piu grande impianto di stoccaggio d'Italia. Circa 2.5 miliardi di metri cubi di gas stoccati  dal 1981.

La citta' riceve circa 65mila euro l'anno sottoforma di royalties.

Nessuno si lamenta, tanto meno gli amministratori che nel corso degli anni hanno ripetutamente ricordato il tuttapposto.

Il sindaco Lorenzo Minganti a suo tempo rassicuro' che i pericoli di esplosioni e di "palle di fuoco" sono sciocchezze, anche se ci se c'e' da "tenere d’occhio le emissioni dai macchinari impiegati per l’estrazione e l’immissione del gas nel sottosuolo, la rete di condotte sotterranee"

Minganti rassicuro' tutti pure che il terremoto del 2012 non ebbe effetti a Minerbio ma che “ben diversa e' la questione di Rivara, poiché l’azienda multinazionale vorrebbe adoperare una concavita' sotterranea che al momento ospita acqua, mentre quella che abbiamo a Minerbio è un reservoir già naturalmente predisposto per il gas”.

Una concavita' sotterranea? Gia' predisposta per il gas? Chissa' che vuol dire. 

Ad ogni modo, eccoci qui. Un altro regalo del duo Dario Franceschini e Gianluca Galletti - l'aumento della pressione di stoccaggio a Minerbio.

Passera' a 1.07 volte la pressione massima; cioe' se prima mettevo 100, ora metto 107, schiacciando di piu' il gas. Per fare questo ci sara' bisogno di una serie di nuove "linee" per un totale di 1170 metri, dal diametro di 6 inch. Un inch e' 2.5 centimetri, per qui queste pose saranno di circa 15 centimetri di diametro.

In totale qui ogni giorno verranno pompati 20 milioni di metri cubici di gas, mentre il vicino impianto esistente ne produrra' 63 milioni.  

Chissa' cosa ne pensa Minganti.

Secondo i nostri ministri tale tipo di impianto e' sottoposto alle procedure di sicurezza per il controllo di pericoli da incidente rilevante che prevede incontri con il pubblico.

Ci saranno incontri pubblici?
Ci sono stati?
Chi relazionera'?

Non si sa. Si sa pero' che tutti hanno detto si.

La regione Emilia Romagna ha dato il tuttapposto, ovviamente il ministero dei beni culturali ha detto si, e cosi tutte le varie commissioni tecniche VIA interpellate.

E ovviamente c'e' anche qui la litania di giustificazioni, di tuttapposti, e il tentativo di sminuire tutto quello che c'e' nel circondario, come dire: fa gia' tutto schifo, rendiamolo gia' piu' schifoso.

Dicono infatti: 

1. A 2.2 km ci sono siti protetti: il Sito di Interesse Comunitario e la Zona protetta speciale "Biotipi e Ripristini Ambientali di Budrio e di Minerbio" mentre invece a 3.6 km ce n'e' un altro, chiamato "Biotipi e Ripristini Ambientali di Bentivoglio, San Pietro in Casale, Malarbergo e Baricella".

Pero' che vuoi che sia. La Commissione ha deciso che non ci sono e non ci saranno "effetti di disturbo sulle componenti biotiche".

2. C'e' stata una sola osservazione di un solo eroico cittadino, alla quale la Stogit ha potuto rispondere, controdedurre e zittire. Come sempre, i prepotenti trivellatori hanno il diritto di avere la prima e l'ultima parola!

Si vede che a Minganti gli sta bene cosi. Chissa, piu royalties?

3. L'aumento della pressione non comportera' l'aumento della superficie occupata a Minerbio, ma solo un aumento delle ore di funzionamento dell'impianto.

Non possono mancare le prescrizioni!

Come sempre, ci saranno reti di monitoraggio sismico, e pure microsismico che dovra' coinvolgere l'ARPA locale. Questa rete dovra' scovare i terremoti di magnitudo 0.9 in su, e dare indicazioni di "eventuale sismicita' indotta dalle attivita' di stoccaggio".

Notare che fra le righe ricordano pure loro che le attivita' di stoccaggio *possono* portare a terremoti.

Questo monitoraggio dovra' essere fatto in un area di 5km dall'area di stoccaggio e occorrera' installare una "serie di moduli strumentali".

Ci dovranno pure essere modelli matematici con "tutti i dati disponibili". Tutti i dati disponibili? E che vuol dire? E che siamo Mandrake???

Il modello dovra' essere in 3D, dovra' identificare le vie di fuga del gas,  e indentificare le perdite fisiologiche del pozzo, che puo' essere dell'uno per mille l'anno. Occorrera' prendere almeno un anno prima del cambio delle pressioni per poter fare raffronti. Questi dati devono comprendere le attuali fughe di gas.

Cioe': gia' ci sono e non sappiamo quantificarle. Perfetto. 

E qui secondo me sta, fra le righe una delle cose piu' gravi di questo permesso, che in realta' era' stato gia' scritto su altri testi: la stima della perdita dell'1 per mille di gas.

Se e' cosi per Minerbio e per tutta l'Italia vuol dire che ogni anno escono in atmosfera circa 14mila metri cubi di metano, cosi, in modo normale. Abbiamo infatti circa 14 milioni metri cubi di gas stoccati sottoterra. E' grave che non se ne parli, e che nessuno studi gli effetti di queste perdite "fisiologiche" sui residenti.

Andiamo avanti, in questo bollettino dell'assurdo.

Se si arriva a scosse di intensita 2.2 occorre usare "tutti gli accorgimenti opportuni" per  riportare la sismicita' sotto tale valore.

Puo' dirci il ministero quali sono questi accorgiementi?

Vanno bene i riti vodoo?

Se invece si arriva a mangitudo 3, allora li interviene il ministero dello sviluppo economico per capire cosa succede ai fluidi e ad indentificare se ci possano essere spostamenti dell'acquifero di fondo.

Cosa? Potrebbe essere che questo stoccaggio sposti gli acquiferi del sottosuolo! E lo diciamo cosi, in tre righe? Spero che il sindaco di Minerbio lo sappia, e sopratutto che lo sappia la gente di Minerbio.

Ad ogni modo, se succede tutto questo, scosse superiori alla magnitudo 3, ci dovra' pensare il ministero dell'economia a fare chiarezza. Certo, sono sicura che spiegheranno tutto e rimetteranno tuttappposto. Altro che gli stregoni vodoo.

Si dovranno misurare le concentrazioni di composti organici volatili (alcuni dei quali cancerogeni), nitrati, ozono e monossido di carbonio.

Anche qui ci sara' il "mascheramento" dell'area centrale con alberi, che dovranno essere "autoctoni".
E anche qui sono importantissime le scelte dei colori dell'impianto.

Dicono questo:

"poiche' il colore chiaro dei manufatti impiantistici esistenti li rende molto visibili e dissonanti rispetto alla vista che dalla via Palio si ha della Rocca Isola e del centro storico con il volume emergente della chiesa di San Giovanni Battista, si prescrive che tale colore venga sostituito con un colore piu' neutro, in modo da omogenizzarsi con i colori sullo sfondo del centro di Minerbio".

Ma davvero?

Ah, se fossero altrettanto preoccupati di quei 14mila metri cubi l'anno che escono in atmosfera!!

Vedono la pagliuzza e non la trave.

Ma non e' finita qui.

"anche per i cluster A,B,C risultando necessaria una mitigazione cromatica dei manufatti attualmente di colore verde brillante che li rende molto visibili sopratutto nella stagione invernale si prescrive che detta mitigazione venga attuata applicando un tono di verde piu' neutro rispetto ai colori dominanti del paesaggio circostante"

E dunque, basta un verde piu verdino, e siamo apposto.
Come detto, il gas che fuoriesce non e' sottoposto a prescrizioni, perche' quello e' incolore.

Anche qui, si parla di operazioni di scavo, con appositi archeologi da Bologna. Ma non capisco: dicevano che semplicemente si aumentava la pressione di stoccaggio non che erano necessari altri scavi.  E quindi a che serve l'archeologo di Bologna?
 
Lo sa la destra cio' che scrive la sinistra?
Mistero.

Insomma, un sacco di bla bla bla, di verdino, di mitigazione cromatica, di modelli che tengano conto di tutto, di interventi del ministero, e di misteriosi incontri con il pubblico.

Cio' che manca e' il semplice buonsenso: a chi serve tutto questo gas, se siamo in fase di declino nel suo consumo? Possible che il terremoto del 2012 non abbia insegnato nulla, e cioe' che il terreno e' fraglie da quelle parti e che continuare a stuzzicarlo, con o senza prescrizioni, non portera' niente di buono?

Il sindaco di Minerbio veramente non ha niente da dire?

Mi sa che il profumo delle royalties e' piu' forte del profumo di quell'uno per mille di gas che finsice in atmosfera.